sabato, Febbraio 24, 2024
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La casa non a caso, tutto quello che c’è da sapere: parla Gennaro Ponte

Come è nata l’idea di scrivere questo libro?
L’idea di scrivere il saggio scaturisce dalla volontà di approfondire una tematica che, in università, quando ero uno studente, era stata solo accennata: l’Housing First.
Studiando questa politica sociale, ho capito che avrei potuto diffondere nuove credenze positive intorno alla povertà.

Raccontarci il percorso che ti ha portato ad analizzare questo argomento molto delicato?
Un approccio proposto dal Premio Nobel per l’Economia Amartya Sen mi ha aperto un mondo.
Da quelle aperture, ho capito che avrei potuto trattare il tema dell’identità, per approdare alla questione della povertà estrema.
Quello della grave marginalità è un argomento delicato che, a mio avviso, non si può trattare, se prima non si indaga l’animo umano.

Come si torna persona dopo la povertà?
Si può tornare persona affidandosi, o almeno provando ad affidarsi, agli operatori del sociale che certamente sono in possesso di conoscenze in grado di assicurare agli uomini e alle donne in condizione di povertà strategie di fronteggiamento utili a superare i traumi a cui sottopone la vita di strada.

Perché hai deciso di chiamarlo La casa non a caso?
Il titolo rende bene la concezione secondo cui la scelta di promuovere una politica sociale come l’Housing First non sia figlia del caso, ma piuttosto di scelte politiche avvedute.
Peraltro, è in casa che l’essere umano scopre se stesso. Non crede?

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