Chi è il leader del Terzo Polo? Stipendi, scandali, guadagni

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La sua nascita è stata piuttosto casuale nelle febbrili trattative di agosto. Soltanto la consultazione elettorale del 25 settembre dirà quanto l’esperimento del Terzo Polo sia riuscito.

Tra il centrodestra a tre, il centrosinistra, capitanato dal Pd ed il Movimento 5 Stelle è spuntata la quarta forza in campo: il Terzo Polo. L’appellativo poco ha da spartire con considerazioni numeriche sulle formazioni politiche. Da ormai quasi 30 anni, la politica italiana caratterizzata dal duopolio centrosinistra-centrodestra identificava in Terzo Polo l’area centrista, dove avrebbero potuto convergere i moderati dei due schieramenti.

Una profezia che si è avverata nella prima settimana di agosto 2022 quando Carlo Calenda ha rotto l’accordo col Pd raggiunto poco prima ed ha posizionato il suo partito Azione al centro dove c’era già una formazione. Si tratta di Italia Viva, il partito fondato da Matteo Renzi quando uscì dal Pd e che vanta nei ruoli chiave ex membri rilevanti del Partito Democratico, come Maria Elena Boschi ed Ettore Rosato.

I due leader al comando

Chi è dunque il leader del Terzo Polo tra Matteo Renzi e Carlo Calenda? Al momento una risposta non può essere data. Volendo guardare la cronologia dei fatti la leadership spetterebbe a Matteo Renzi. Scrutando i numeri dei sondaggi, che premierebbero Azione, dovrebbe essere Carlo Calenda il leader.

Nella realtà dei fatti la questione non si pone per diverse ragioni e il Terzo Polo si regge anche nei fatti sulla doppia guida di Renzi e Calenda. Pur aspirando ad un risultato importante (nella migliore delle ipotesi il 10% dei consensi) l’alleanza non sarà la più votata e quindi non si porrà il problema di chi dovrà guidare un governo a (improbabile) maggioranza targata Terzo Polo. Inoltre i due leader non hanno mai fatto mistero di ispirarsi all’agenda del premier uscente e che in caso di affermazione faranno di tutto per riportare Mario Draghi a Palazzo Chigi.

Scandali e guadagni

Carlo Calenda è stato nell’occhio del ciclone durante la sua esperienza come Ministro dello Sviluppo Economico: quando ha lasciato erano aperti 162 tavoli di crisi aziendale. E’ finito nel mirino delle critiche anche per il Jobs Act, una riforma del mondo del lavoro che porta la firma di Matteo Renzi.

In confronto a Calenda, però, il suo alleato ed ex premier deve far fronte a problemi decisamente più impellenti. Non si contano le polemiche che hanno accompagnato l’esperienza politica di Renzi, ultima delle quali quella legata ai rapporti con l’Arabia Saudita e alle consulenze milionarie elargite nei confronti del leader di Italia Viva. Una vicenda che sollevò le critiche dello stesso Calenda, ovviamente prima di stringere l’accordo con Renzi.

Peraltro nei confronti dell’ex capo del Governo è stato chiesto dalla Procura di Firenze il rinvio a giudizio per l’ipotesi di finanziamento illecito ai partiti in riferimento ai sostegni alla Fondazione Open. Sul patrimonio di Renzi se ne sono dette tante: in una puntata di Matrix dichiarò di avere 18mila euro sul conto, ma i redditi dichiarati l’anno dopo si attestavano sul milione di euro. Per le consulenze saudite avrebbe preso 1 milione e 100mila euro secondo i quotidiani.

Calenda ha dichiarato, invece, che nell’ultimo anno da manager azienda avrebbe guadagnato 600mila euro, bonus esclusi. In pratica sei volte tanto di quanto gli garantisce la sua carriera politica.