giovedì, Agosto 11, 2022
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Dai libri al grande schermo: adattamenti di successo e non

Nonostante l’agguerrita concorrenza di streaming e serie tv il cinema, ancora oggi, rappresenta il luogo dove l’immaginazione prende vita. Nella sua lunga storia si è sempre dimostrato particolarmente versatile, ospitando storie dalla variegata provenienza: trame originali, remake, adattamenti da videogiochi, teatro, fumetti e soprattutto libri. Il rapporto tra letteratura e cinema, in effetti, è uno dei sodalizi più floridi del mondo dello spettacolo, con innumerevoli film tratti da libri più o meno conosciuti e interconnessioni tra vari media, come nel caso della saga di Harry Potter. Un legame che ha permesso la nascita di opere che, inevitabilmente, si differenziano nell’esito dell’impresa: ad adattamenti ben riusciti si accompagnano infatti film che, per un motivo o per l’altro, si sono discostati parecchio dal materiale di partenza, con la conseguenza di essere etichettati come adattamenti ben poco ispirati.

Rientra in quest’ultimo gruppo, per esempio, la serie cinematografica Hunger Games, basata sull’omonima trilogia della scrittrice Suzanne Collins. Pur trattandosi di una storia rivolta a un pubblico tendenzialmente giovane, caratterizzata da protagonisti con cui è facile identificarsi, ha riscosso notevole successo grazie ad alcuni spunti molto più maturi: il futuro post apocalittico e le tematiche di sopravvivenza e competizione permettono molti paralleli con la società moderna, lasciando intravedere riflessioni molto più sfaccettate rispetto a quanto emerga a prima vista. L’adattamento cinematografico, tuttavia, tralascia proprio questo profilo, limitandosi a trasporre la storia principale senza alcuna concessione ai temi più riflessivi: una scelta risultata intollerabile agli appassionati.

Di segno diametralmente opposto invece il giudizio sulla serie cinematografica di James Bond, composta da ben 25 pellicole dal 1962 a oggi, l’ultima delle quali uscita lo scorso anno.  Il protagonista, l’agente segreto 007, è infatti nato negli anni ’50 dalla penna di Ian Fleming, il quale creò un personaggio parzialmente autobiografico. Nonostante in un numero così elevato di film non possano mancare pellicole migliori di altre, tutte sono accomunate da un adattamento sempre apprezzato. Particolarmente azzeccata la resa dell’amore del personaggio per il tavolo verde, resa in scene entrate nella storia come il confronto a poker di Casinò Royale o la scena della roulette in Una Cascata di Diamanti: quest’ultima in particolare rimane ancora oggi iconica grazie al successo dei moderni siti specializzati che includono proprio la roulette tra i passatempi maggiormente apprezzati. È sempre stato ben reso anche il fascino del protagonista, nei libri come nei film costantemente accompagnato da una protagonista femminile ammaliata dall’agente segreto.

Inutile specificare quale sia l’opinione comune su Full Metal Jacket, capolavoro di Stanley Kubrick e uno fra i più apprezzati film sul Vietnam: talmente apprezzato, in effetti, da aver fatto dimenticare ai più che è tratto da un libro. The Short-Timers, di Gustav Hasford, è un romanzo parzialmente autobiografico nel quale l’autore, corrispondente dal fronte, racconta varie esperienze legate al suo servizio militare: i soldati Joker, Cowboy, Rafterman e Animal sono tutti protagonisti nelle pagine del libro, prima ancora di essere consegnati alla storia con i volti degli attori che li hanno interpretati. Nonostante alcune inevitabili licenze, necessarie nell’economia della pellicola, il passaggio dal libro al film rappresenta uno degli adattamenti più riusciti del cinema.

Altro tasto dolente, invece, è Io Sono Leggenda, adattamento dell’omonimo romanzo di Richard Matheson. Il setting post apocalittico del libro, scritto nel 1954, si accompagna a riflessioni sulla società in un cerchio narrativo terminante con il protagonista che, unico umano superstite in una società di vampiri, realizza di essersi trasformato nell’anormalità rispetto a quest’ultima. Temi totalmente mancati dal film del 2007: la trama si concentra sulla sopravvivenza del protagonista che, trovata una cura, si sacrifica per permettere che questa venga portata al sicuro. Una conclusione che si discosta nettamente dall’opera originale, sorvolando su un aspetto essenziale del libro.

Infine, serve citare un secondo lavoro di Stanley Kubrick: Shining, adattamento dell’omonimo romanzo di Stephen King. Il film, anche in questo caso, non ha bisogno di presentazioni: si tratta di una delle pietre miliari del cinema horror, nonché una delle interpretazioni più iconiche di Jack Nicholson. La pellicola, apprezzatissima da pubblico e critica, risulta piuttosto fedele al libro di King per eventi e tematiche; eppure, quest’ultimo ne ha sempre mal sopportato la messa in scena, considerandolo uno dei peggiori adattamenti dei suoi libri. Lo scrittore americano ha sempre largamente criticato il punto di vista del regista, considerandolo non comprensivo dell’intero romanzo; dal canto suo, Kubrick non ha mai nascosto di voler mettere in scena soltanto alcune componenti del romanzo, limitando al simbolismo quelle più soprannaturali. Non c’è probabilmente esempio migliore per evidenziare la possibile differenza di opinioni, da capolavoro a fiasco, di un film adattato da un libro.

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